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Fake news e tecnologie: cosa possiamo imparare da una prospettiva storica

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Una volta noi antropologi le chiamavamo leggende metropolitane, ora gli studiosi propongono di rinominarle leggende contemporanee, i più oggi parlano di fake news.

Nella rappresentazione dei media, le fake news sono spesso associate alla comunicazione nei social media, come se fossero un prodotto specifico di questa curiosa  civiltà della conversazione permanente in cui abitiamo. In realtà, per leggende contemporanee gli studiosi non intendono storie del presente, ma storie che sono credute come specifiche della contemporaneità da chi le racconta, anche se così non è.

In Miti VagantiTommaso Braccini, docente di filologia classica e letteratura greca all’Università di Siena, ci mostra che la presunta “contemporaneità” delle fake news è anch’essa una notizia falsa e rientra nelle modalità con cui si cerca di accreditare una notizia come vera: raccontarla come qualcosa di unico e appartenente in qualche modo alla propria sfera di relazioni ed esperienze.

Tommaso Braccini ci accompagna in un bellissimo viaggio diacronico, mostrandoci che queste leggende credute vere, hanno una storia spesso di secoli o si presentano comunque con caratteristiche molto simili in epoche e culture molto diverse. Di volta in volta si adattano all’ambiente per apparire nuove di zecca. Braccini ci mostra che questi “ecotipi”, per essere colti nelle loro valenze, vanno studiati in modo diacronico , “perché anche le leggende contemporanee hanno un passato”. Senza inserirle in questa prospettiva storica, rischiamo di non coglierne neanche le funzioni attuali.

Tra i tanti miti vaganti ricostruiti da Braccini, tutti molto interessanti, c’è un ecotipo che riguarda le tecnologie che può insegnarci molto sulle resistenze all’attuale trasformazione digitale.

Continua a leggere l’articolo di Cristina Cenci “Fake news e tecnologie: cosa possiamo imparare da una prospettiva storica” su Nòva IlSole24 ORE, clicca qui.

Sanità digitale, un nuovo modello di gestione “locale” è possibile: ecco come strutturarlo

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Sanità digitale, un nuovo modello di gestione “locale” è possibile

Per fornire una risposta concreta alle attuali problematiche strutturali e organizzative delle politiche sociosanitarie e socioassistenziali territoriali serve un nuovo modello gestionale.
Sono quattro le dimensioni per facilitare il processo di trasformazione.

L’attuale scenario sociale, l’evoluzione delle dinamiche demografiche e il conseguente mutamento dei bisogni di salute della popolazione, con una quota crescente di anziani e la presenza di patologie sempre più aggressive, rendono necessario implementare un reengineering strutturale e organizzativo delle politiche sociosanitarie e socioassistenziali, soprattutto nell’ottica di rafforzare gli ambiti territoriali di assistenza.

La crisi pandemica ha reso ancora più difficili le condizioni di vita e di lavoro delle persone più disagiate/vulnerabili. Sono aumentate le disuguaglianze ed emergono nuove forme di fragilità. In questo contesto, i servizi socioassistenziali comunali, in rete con i servizi sanitari territoriali, devono riorganizzarsi sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie in modo da poter gestire in maniera efficace ed efficiente il prevedibile aumento di flussi di richieste.

In tale ambito, i processi di digitalizzazione possono e devono giocare un ruolo fondamentale a supporto delle Amministrazioni Locali, in quanto fattori abilitanti di un percorso di integrazione, rinnovamento, trasparenza e democratizzazione, che fa leva, da un lato, su fattori quali la razionalizzazione dei processi, la trasparenza, la misura delle prestazioni e la responsabilizzazione delle strutture preposte alla gestione delle predette politiche, dall’altro, sulla realizzazione di nuove prestazioni a fruibilità/affidabilità maggiore di quelle esistenti.

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“One Health Digital”: il patto culturale che serve per una sanità globale e sostenibile

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“One Health Digital”: il patto culturale che serve per una sanità globale e sostenibile

In un momento storico in cui la mancanza di risorse non può più essere un alibi, occorre accelerare il passaggio verso una sanità sostenibile, prendendo atto a tutti i livelli di errori e miopie e ripartendo con grande senso di responsabilità.
Per farlo occorre un “patto culturale”. Ecco i fronti “caldi”.

 

Il mondo è profondamente interconnesso e le nostre azioni possono avere conseguenze che travalicano i confini geografici e temporali all’interno delle quali sono concepite. Questo vale anche, e soprattutto, per la sfera della salute. La pandemia ce lo ha dimostrato con tutta la sua drammaticità: non è possibile preservare la nostra salute se non impariamo a prenderci cura della salute e del benessere di tutti.

Progettare una sanità sostenibile vuol dire prendersi cura non solo dei nostri simili, superando egoismi e particolarismi, ma anche della natura, dell’ambiente e dello sviluppo sociale, economico e culturale della nostra società.

In breve, significa passare dalla logica “egocentrica” a quella “ecocentrica” nella quale l’uomo non è al vertice della piramide ma è parte – a pari livello – di un ecosistema per il quale deve essere garantito un equilibrio di salute.

Il concetto di “One Health”

Il concetto della “One Health”, ovvero di una salute globale per tutti, non è nuovo – risale almeno al 1978 nelle parole della Wild Conservation Society – tuttavia fino ai tempi recenti ha trovato applicazioni solo nel mondo animale e all’ambito dell’alimentazione e nutrizione.

Oggi, invece, il quadro epidemiologico è cambiato: non si parla più solo di Double Burden of Disease riferendosi alla gestione delle acuzie e delle patologie croniche, ma stiamo assistendo al sovraccarico dei sistemi sanitari e diventa sempre più essenziale lavorare in modo proattivo per anticipare i fenomeni che minano gli equilibri degli ecosistemi. A maggior ragione, in un momento come questo di ricostruzione e ripartenza, ogni scelta, e in particolare quelle relative agli investimenti di risorse, va ponderata e poi monitorata in una prospettiva che travalica il breve periodo, ma guarda con senso di responsabilità agli impatti di sistema e all’effetto sulle prossime generazioni.

Si tratta di una sfida che prima ancora che di disponibilità di risorse è di prospettiva e mindset dei decisori che devono riconoscere l’importanza di tre aspetti chiave.

  • Innanzitutto, come già detto, occorre riconoscere che equilibri sostenibili si raggiungono solo gestendo le interconnessioni tra le discipline scientifiche, tra i governi, tra i cittadini e le istituzioni.
  • La logica “ecocentrica” impone anche di lavorare a livello di comunità e non di singolo cittadino: la strategia di prevenzione della salute dell’ecosistema deve coinvolgere istituzioni, scuole, amministrazioni, strutture sanitarie, privati, ciascun elemento della comunità è chiamato a fare la sua parte per la salute del Pianeta e dell’uomo.
  • Infine, sono la cultura e le competenze orientate in particolar modo alla multidisciplinarietà, alla capacità di raccogliere e utilizzare e i dati che permetteranno di gestire le interrelazioni e sostenere gli sforzi della comunità per una salute globale.

Come realizzare il paradigma One Health

Come tradurre, dunque, questa visione globale in effettive e concrete azioni con impatti di lungo periodo? Crediamo che la realizzazione del paradigma One Health debba necessariamente passare attraverso l’uso competente e consapevole delle tecnologie digitali. Solo l’innovazione digitale, infatti ci può consentire non solo di comprendere e gestire le interconnessioni, valorizzando i dati e le informazioni, ma anche di riprogettare i servizi di cura per renderli scalabili e accessibili a tutti.

Gli impegni economici legati a sanità, welfare, transizione ecologica e digitalizzazione presenti nel nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non vanno quindi visti e gestiti come “capitoli separati” di un programma di stimolo all’economia, ma come componenti indissolubilmente di un programma olistico di ripensamento del nostro modello di sviluppo umano e sociale, prima ancora che economico.

 

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Medicina di genere: la via per cure davvero personalizzate

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Medicina di genere: la via per cure davvero personalizzate

 

La via per trasformare in realtà la promessa di una medicina personalizzata passa attraverso la ricerca clinica di genere. “Non può esserci equità tra uomini e donne se si continuano a ignorare le loro differenze”, è il messaggio lanciato dal sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, intervenuto al convegno ‘Medicina e Politiche di Genere al tempo di Covid-19. Il punto di vista degli Irccs lombardi’.

“La pandemia ha avuto un impatto importante sulla vita di tutti, ma con differenze di genere che è bene mettere in luce per saperle meglio superare”, ha sottolineato Sileri. “Non mi riferisco solo alla medicina genere-specifica, ma in generale alle ‘politiche di genere’, perché sappiamo bene che i determinanti di salute e le condizioni di benessere del singolo sono definite dall’insieme delle variabili non solo fisiche, ma anche ambientali, sociali, culturali e relazionali in cui vive ed interagisce”, aggiunge.

Secondo Sileri parità, equità, appropriatezza sono principi che vedono imprescindibilmente il tema del “Gender equality” come prioritario. “Non possiamo parlare di vera medicina personalizzata se non concentriamo maggiori sforzi sulla ricerca clinica di genere”, ha detto. “La pandemia ci ha ricordato ad esempio che, seppur in casi rari, uomini e donne possono avere differenti risposte ai vaccini”.

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OECI 43 Oncology Day 2021: “Promoting Innovation And Quality For Patients”

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OECI 43 Oncology Day 2021: “Promoting Innovation And Quality For Patients”

Conferenza scientifica
L’evento virtuale tenutosi a Milano – 16 giugno 2021

Ogni anno le diagnosi di cancro interessano quasi 4 milioni di cittadini europei. È la seconda causa di morte in Europa: nel precedente anno ha causato più di 1,3 milioni di vittime. Una cifra altissima destinata a crescere. La pandemia di COVID dovrebbe contribuire a peggiorando anche le cifre.

È solo lavorando insieme, ascoltandosi gli uni gli altri e intraprendendo azioni concrete, in sinergia tra loro, che si può, e si potrà, rispondere sempre più efficacemente alle complesse e sfaccettate esigenze di trattamento, cura e ricerca contro il cancro. Allo stesso tempo, anche le richieste dei pazienti guariti devono essere prese in considerazione. È necessario sostenerli calmando le loro paure, offrendo le migliori procedure riabilitative e aiutandoli a reintegrarsi facilmente nel cammino sociale e familiare. Come afferma il Commissario UE per la salute e la sicurezza alimentare: “Nessun paese da solo ha la conoscenza e la capacità di trattare tutte le condizioni rare e complesse”.

Proprio in questo senso l’OECI intende essere forza partecipativa ed attiva nelle iniziative europee presenti e future. Al fianco di OECI la Fondazione IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori – Milano sostiene da sempre le iniziative messe in campo, nella convinzione che la collaborazione e il networking intensivo tra gli istituti oncologici siano essenziali per affrontare la complessa sfida posta dal cancro ai pazienti, agli operatori sanitari e alla società.

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In programma Giovedì 10 giugno il live webinar con Massimo Galli “Pandemia da Covid-19: sulla buona strada?”

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Pandemia da Covid-19: sulla buona strada?

Giovedì 10 giugno alle 15.30 in live streaming sui canali YouTube e Facebook della Fondazione Carifol si terrà il webinar ‘Pandemia da Covid-19: sulla buona strada?’, ospite Massimo Galli (Direttore Reparto Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano). L’incontro sarà moderato da Paolo Trenta (Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno) e introdotto da Umberto Nazzareno Tonti (Presidente Fondazione Carifol).

 

Link utili:

Pagina Facebook Fondazione Carifol: https://www.facebook.com/fondazionecarifol
Canale YouTube Fondazione Carifol: t.ly/hzx0

“Medicina di precisione: verso una sanità su misura”: l’intervista su ClassCnbc Sanità Next, il primo settimanale televisivo sul futuro della nostra salute

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Big Data, Intelligenza artificiale, 5G, Internet of Things: la rivoluzione digitale sta disegnando il futuro della sanità
Su ClassCnbc Sanità Next, il primo settimanale televisivo sul futuro della nostra salute

Su ClassCnbc Sanità Next, il primo settimanale televisivo sul futuro della nostra salute, di Milano Finanza, è online il quarto appuntamento della rubrica dedicata a “Big Data, Intelligenza artificiale, 5G, Internet of Things: la rivoluzione digitale sta disegnando il futuro della sanità”.

“Medicina di precisione: verso una sanità su misura” è il focus del quarto appuntamento: si è parlato di medicina personalizzata e di terapie digitali insieme al Dottor Giovanni Tonon, direttore del Centro di Scienze Omiche e dell’Unità di Genomica Funzionale del Cancro presso IRCCS Ospedale San Raffaele; alla Dottoressa Daniela Trabattoni, responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia Interventistica 3D presso il Centro Cardiologico Monzino e del Monzino Heart Center; alla Dottoressa Cristina Cenci, antropologa e fondatrice del Center for Digital Health Humanities e della start-up DNM Digital Narrative Medicine; e al Dottor Eugenio Santoro, capo del Laboratorio di Informatica Medica e del dipartimento di Ricerca Salute Pubblica dell’Istituto Mario Negri.

Il Dottor Alfredo Pascali, partner Pascali Next-Health, introduce il “tema di frontiera” affrontato nella puntata, determinante per la medicina clinica ma anche e soprattutto per le organizzazioni, perché Medicina di Precisione vuol dire anche impatto organizzativo ed aziendale. Si tratta infatti di una riorganizzazione, o meglio di una innovazione, che comprende l’interezza del modo di erogare i servizi in sanità.

Conduce la puntata la giornalista Greta Ardito, ClassCnbc.

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La missione 6 del PNRR: Il Gusto del Futuro della Nuova Sanità

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La missione 6 del PNRR sulla Salute
Nuove sfide per il Sistema Sanitario Nazionale, che ha come obiettivo quello di innovarsi in maniera intelligente, favorendo la creazione di una “generazione di competenze nuove”.

Per la missione 6 che riguarda la salute, il PNRR intende indirizzare “risorse per il rafforzamento della resilienza e della tempestività di risposta del Sistema Sanitario Nazionale alle patologie infettive emergenti gravate da alta morbilità e mortalità, nonché ad altre emergenze sanitarie” .

Questa missione è caratterizzata dunque da linee di azione per rafforzare e rendere più sinergica la risposta sanitaria territoriale e ospedaliera, nonché per promuovere e diffondere l’attività di ricerca del Servizio Sanitario Nazionale.

Le linee d’azione puntano allo sviluppo della Sanità di prossimità e una più forte integrazione tra politiche sanitarie, politiche sociali e ambientali al fine di favorire un’effettiva inclusione sociale.

 

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L’arte racconta le malattie rare: al via concorso “Il Volo di Pegaso”

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“Il Volo di Pegaso”

 

Sono aperte le iscrizioni per la XIV edizione del Concorso letterario, artistico e musicale “Il Volo di Pegaso”. Quest’anno il tema prende spunto dal discorso pronunciato nel 1970 da Gianni Rodari, in occasione del conferimento del prestigioso Premio Andersen, una sorta di Nobel per la letteratura dell’infanzia: “La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”.
La fiaba, dunque, come strumento per l’educazione, come luogo di incontro tra creatività (per la quale tutto, e quindi ogni ipotesi, è possibile) e ragione (che può riuscire, per altre vie ma senza ignorare la fantasia, a realizzare qualcosa di quello che sembrava impossibile). Una base di riflessione, dunque, che va ovviamente coniugata nel campo delle malattie rare. Uno spunto da cui partire per mettere su carta, su tela, sul pentagramma, sulla materia da plasmare, su computer o nel mirino della macchina fotografica, la propria opera.

Il Concorso, ideato e promosso dal Centro Nazionale Malattie Rare dell’ISS – e di cui si parla anche nell’ultimo numero di RarMente – si pone il duplice obiettivo di offrire spazi espressivi a persone con patologie rare, ai loro familiari, ai professionisti sanitari coinvolti, nonché a tutti i cittadini, e di diffondere, anche così, attraverso le molteplici forme dell’arte, la conoscenza del complesso mondo delle malattie rare, affermando nel contempo il ruolo della medicina narrativa, ossia consolidando il legame tra narrazione, nelle sue diverse modalità, e promozione della salute.
Le sezioni del Concorso in cui verranno raccolte e suddivise le opere sono:

arti letterarie: narrativa e poesia;
arti visive: disegno, pittura, scultura, fotografia, arte digitale;
musica: composizione musicale e interpretazione musicale.

 

Per avere maggiori informazioni e scaricare il bando clicca qui.
Gli aggiornamenti relativi al Concorso e le informazioni relative alla Giuria saranno pubblicati sulla pagina dedicata e sui social:

 

Etnografia della presenza digitale

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Da bambino volevo guarire i ciliegi
Quando rossi di frutti li credevo feriti
La salute per me li aveva lasciati
Coi fiori di neve che avevan perduti
Un sogno, fu un sogno, ma non durò poco
Per questo giurai che avrei fatto il dottore
E non per un dio, ma nemmeno per gioco
Perché i ciliegi tornassero in fiore
Perché i ciliegi tornassero in fiore
E quando dottore lo fui finalmente
Non volli tradire il bambino per l’uomo
E vennero in tanti e si chiamavano “gente”
Ciliegi malati in ogni stagione

 

Inizio la mia lezione al Corso di Medicina Narrativa per gli studenti del terzo anno di medicina con “Un medico” di Fabrizio De André.

In aula ci sono il professore che coordina il corso e 6 studenti. Io sono su zoom proiettata su un grande schermo insieme a 53 studenti, che arrivano puntualmente entro il consueto quarto d’ora accademico. Dopo circa 30 minuti, tutti insieme 20 studenti abbandonano, seguiti a ruota 10 minuti dopo da altri 10 studenti. Come mai? Sarebbe inimmaginabile in una lezione in aula alzarsi in venti e andarsene. Sarebbe interpretato come un segno di protesta e non solo di noia per la lezione. Cosa succede? L’ipotesi che la mia lezione non fosse interessante è certamente fondata,  ma la mia forse esagerata autostima, mi spinge a interrogarmi sul fenomeno. Cos’è successo in quella mezz’ora? Ecco una breve etnografia in quattro tappe.

1) Presenza
2) Identità
3) Condivisione
4) Appartenenza

Continua a leggere l’articolo “Etnografia della presenza digitale” di Cristina Cenci su Nòva IlSole 24ORE

 

Elliott, The Dallas fresh, Found the going tough until late in to fourth quarter. Well later, The NFL leading rusher with the non-stop churning legs buried Pittsburgh. His first landing, A 14 yard dash down the best sideline, This Cowboys up 29 24 Kwon Alexander jersey. Patriots coach Bill Belichick said all three players would be assessed, But chiefly referred to Mayo injury as little bittersweet. Brady is two 300 yard passing games shy of complementing Brett Favre total. It has also been Brady 16th career game with four or more touchdowns and no interceptions. Provide much more competitive than it was out there, Belichick thought. Give to them credit, They did a bit more than we did tonight. We got to do a more satisfactory job, But I not implementing anything away from them reggie nelson jersey. A sixth year NFC snug end, Granted anonymity in order to speak freely regarding the subject, Said that short arming passes or seeking safe haven out of bounds to reduce contact happens the time and someone says they lying. Vikings attacking lineman Jeremiah Sirles calls it smart football. The person in Year 8 or 9, And you running down the part time, But(Seattle Seahawks cover) Kam Chancellor racing at you, What those extra 2 yards investing in a just stepping out of bounds and avoiding a huge collision? Sirles stated.I explain to you this I a black man, As well as, You are sure that, Colin Kaepernick, He not schokohrrutige, Okay? Harrison understood. Cannot determine what I face and what other young black men and black people face or people of color face on an every single[day] Agreement rashad jennings jersey. Birth sister is white, And he was applied and raised by white parents.. I felt it would definitely be a public safety issue we would cancel it, But at this moment I think we be fine for tomorrow custom chiefs jersey. You about to attend the parade, Mayor Walsh said to leave early and have plenty of travel time. Law enforcement will be enforcing this rule devante parker jersey..